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L’ingegnere Gianluca Urti, primo benefattore per gli “Archi del Diavolo”

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Il primo benefattore per la riqualificazione degli “Archi del Diavolo” è l’ingegnere Gianluca Urti della “Urti Re Projects Srl” che ha sposato il progetto con una donazione di 5mila euro.

“Sono onorato e felice di essere l’apripista per questo intervento così importante per l’immagine della nostra città a cui sono immensamente legato per motivi affettivi e dove ho conservato la sede della mia attività operante in tutta Italia – ha dichiarato l’ingegnere Urti – Un auspicio è che molti possano incrementare questa iniziativa perché un piccolo contributo possa essere moltiplicatore e ispiratore di un grande intervento per il bene di tutti”.

L’acquedotto Medievale di Salerno è uno dei simboli identitari della città, eretto nel nono secolo per approvvigionare d’acqua il monastero di San Benedetto, presso le mura orientali. Si trova nel centro storico della città, sotto il colle Bonadies. La lunghezza stimata era di circa 650 metri (255 su archi e pilastri, i restanti affidati a condotte sotterranee o ubicate su muri), con una altezza massima dal suolo di circa 21, con in più tutta una serie di monumentali cisterne adibite alla distribuzione dell’acqua.

L’acquedotto è stato ribattezzato popolarmente “Ponte del Diavolo” in dialetto salernitano, e si raccontava che fosse stato costruito in una sola notte, con l’aiuto dei demoni, dal mago salernitano del XII Pietro Barliario. La superstizione popolare riteneva, inoltre, che avventurarsi sotto gli archi tra l’imbrunire e l’alba avrebbe portato all’incontro con diavoli o spiriti maligni.
La leggenda fu probabilmente ispirata al fatto che la zona dove sorge l’acquedotto fino all’inizio del’900 era impervia e priva di abitazioni, a ridosso del settore più alto delle mura cittadine. Inoltre, l’utilizzo dell’arco ogivale, vera novità architettonica dell’epoca, deve aver probabilmente spaventato, e non poco, l’impressionabile popolino. Un’altra leggenda, vuole che proprio sotto il Ponte dei Diavoli a Salerno sia nata la Scuola Medica Salernitana.
In una notte di tempesta, quattro uomini si ritrovarono sotto quegli archi per ripararsi dalla pioggia: l’arabo Adela, il greco Ponto, l’ebreo Elino e il latino Salernum. I quattro erano medici, e da quell’incontro fortuito ebbe inizio l’epopea della famosa Scuola Medica di Salerno.

Nel corso del tempo l‘Acquedotto medioevale è diventato particolarmente vulnerabile a causa delle infiltrazioni e preoccupa la situazione strutturale. Una carta del degrado, realizzata di recente dalla cattedra di Archeologia Medievale, mette in luce le alterazioni antropiche legate a diversi fattori che hanno determinato in più punti il distacco della stilatura di malta tra i conci e la perdita di scaglie e pietre di piccole dimensioni utilizzate nei rinzaffi.
Una situazione che ha visto da subito l’interessamento dell’amministrazione comunale a lavoro con tecnici, ingegneri e Sovrintendenza per mettere in sicurezza l’opera e cercare di capire come ristrutturarla.

Già nel 2019 l’ex parlamentare Tino Iannuzzi aveva sollevato la questione della messa in sicurezza e salvaguardia degli Archi dei Diavoli. L’idea di cercare anche tra i privati fondi per sostenere l’intervento attraverso l’iscrizione all’Art Bonus è della consigliera comunale Sara Petrone che con il sindaco Vincenzo Napoli e gli assessori De Maio e Willburger ha presentato l’adesione al progetto. Gli imprenditori che aderiranno devolvendo dei fondi potranno beneficiare di sgravi fiscali. L’intervento riguarda due fronti:  la messa in sicurezza della parte dove si è verificato il distacco dei restauri degli archi bassi, su via Velia e via Arce ed una  seconda fase che riguarderà la parte alta. I lavori partiranno quando verrà raggiunta la quota di €634.000 che è la somma prevista per il primo intervento.

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